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Do ut stress (Casoria)

Scritto da - Salvatore Arrichiello il :


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SNAIDERO CasoriaVenerdì 22 Aprile.
La cittadinanza incontra le “istituzioni” per la questione Snaidero. Cittadinanza è nome collettivo di assenza, un concetto astratto post-moderno: al netto di amici e parenti si contano appena sette rappresentanti della cosiddetta società civile. Sette eroici convenuti che come gli organizzatori davvero ci credono: che il mondo è uno specchio dei nostri difetti e delle nostre virtù, che la vita non ti regala niente, che se vuoi qualcosa devi sapertela guadagnare con impegno, coerenza, serietà.
Eppure i presupposti sembravano buoni: circa mille pareri raccolti nell’urna, oltre 500 iscritti alla pagina FB, un apparente entusiasmo. E poi?
E poi niente: la montagna di buoni propositi partorisce il topolino cachettico.
Ma riavvolgiamo il nastro: da una idea di Luigi Esposito nasce l’iniziativa “ridiamo un futuro alla Snaidero”. Un vecchio capannone industriale farcito d’amianto, una triste cattedrale nel deserto dell’incuria, dove i cittadini per anni hanno potuto venerare l’incompetenza interessata della politica e la propria mortificante ignavia. Poi arrivano i fondi europei e finalmente, dopo un bel po’, l’ occasione buona perché la politica si adoperi: le regionali. Il progetto prevede un palazzetto di 220mq distribuiti su due piani circondati da 4mila metri quadrati di verde. Una destinazione d’uso vaga: polifunzionale sociale. Il che significa tutto e niente: e nell’ambiguità la politica ravvisa un buon pretesto per non fare un cazzo, generalmente. Di qui l’idea di far scegliere ai cittadini una collocazione d’uso. Il dott. Esposito fonda un comitato senza scopo di lucro né colore politico (che pure ci ha provato ad allungare la mano con qualche timida avance): chi vi scrive ne fa parte con orgoglio. Poi, con l’aiuto determinante della comune amica Stefana Iannelli, Luigi, giorno dopo giorno dà forma e sostanza a questo progetto semplice, quasi banale eppur rivoluzionario, in una periferia dove anche una strada asfaltata diventa un lusso, e un autobus è raro come un evento astronomico: chiamare i cittadini ad esprimere un parere.
A titolo di cronaca le opzioni più votate risulteranno: ludoteca, laboratorio teatrale, biblioteca e laboratorio musicale. Il preside prof. Giuseppe Esposito della scuola Nino Cortese mette cortesemente a disposizione per il convegno il teatro del plesso scolastico, il commissario prefettizio dott.ssa Silvana Riccio accetta l’invito del comitato ad incontrare la cittadinanza (Casoria è una città commissariata… Ma questa è un’altra storia).
Presenziano il dirigente ai lavori, l’architetto Salvatore Napolitano, il dirigente al patrimonio comunale dott. Errico Colucci, il capo dei vigili urbani dott.ssa Anna Bellobuono. Sembra quasi una cosa seria. Tra i convenuti una piccola delegazione a cinque stelle (Amici di Beppe Grillo di Casoria) e degli attivisti di Terra Nostra. Rosa Davide per la testata Casoria due. Paolo Belardo e Imma Minieri in rappresentanza delle due compagnie teatrali amatoriali di Arpino a perorare la causa di tanti giovani appassionati che non hanno una sede per coltivare le proprie velleità artistiche. Ringraziamenti. Ancora ringraziamenti.
Premessa: ne approfittiamo di questo felice interludio di affrancamento dalla politica (per la serie non abbiamo sindaco e assessori tra le palle).
Si espone il responso del sondaggio e si richiede un parere di fattibilità al nostro dirigente che fornisce il suo assenso: indicazioni sensate, opere realizzabili.
Poi tocca all’ “ospite d’onore”: l’esordio è di quegli accidenti che ti procurano nocumento alla salute psichica.
“Perché avete già smesso, perché non continuare a raccogliere pareri? In fondo mille son pochi: Casoria fa ottantamila abitanti… ” A prescindere che risediamo ad Arpino, dove se ne contano solo 24 mila – a cui dovremmo sottrarre i bambini – ma secondo lei signora “non abbiamo proprio niente da fare? Pretende mica un quorum referendario?” Rincara dunque la dose. “Poi portate il responso al prossimo sindaco… “. Ricordate la premessa: ma ci fa o ci è? Poi arriva il colpo di grazia:  “visto che siete così bravi a coinvolgere le persone, perché non provate a convincere i vostri concittadini a non gettare rifiuti per strada?”.
Aleggia nell’aere l’afflato catartico di un vaffanculo corale.
Non si contano i lividi sulla pancia. Io non conto peli sulla mia lingua glabra, e quando l’adunanza sembra ormai sciolta ed ogni barlume di dignità barattato con un sorriso di circostanza, chiedo la parola.
“Vorrei fare dei Non ringraziamenti. Non ringrazio me stesso: avrei potuto e dovuto fare di più. Ma per una serie di circostanze ho permesso che tutto il peso gravasse sulle spalle di Stefania e Luigi e me ne dolgo.
Non ringrazio la mia generazione: come sempre insensibile, indifferente, pur nulla interessata a realizzare qualcosa per sé e i propri cari. Quelle sedie vuote fanno male…
Non ringrazio la nuova generazione: i giovani, ormai chiusi nel loro angusto mondo di solitudine, alienati tra chat, post, phone, si mostrano apatici, indolenti, non più in grado di fare comunità, di socializzare con i propri coetanei.
Non ringrazio la mia epoca: perché quel tempo in cui per agire bisogna approfittare della momentanea assenza della politica – che dovrebbe essere l’espressione più alta e nobile della società – decreta il nostro inesorabile fallimento.
Non ringrazio chi, chiamato a rappresentare le istituzioni, anziché fornire risposte, si è limitato a dare suggerimenti (peraltro non richiesti).”
Scene di giubilo collettivo. Mi hanno raccontato di applausi scroscianti, di una ola improvvisata da convenuti destati da un torpore da “stenosi epatica”.
Io intanto seguivo con lo sguardo l’ospite d’onore che, dopo esser guizzata dalla seggiola come in preda ad uno spasmo, salutando a testa bassa una platea rivitalizzata, caricava di fretta e furia verso l’uscita, con la stessa disinvolta foga di una capra ingolosita da un granello di sale.