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Utero in affitto ed Antico Testamento

Scritto da - Piero Disogra il :


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passo della bibbia dove si descrive l'utero in affittoAucelluzzo si occupa anche di temi caldi, a volte caldi ed umidi, conservando sempre la sua istituzionale, quanto inesistente delicatezza. In redazione ci siamo interrogati a lungo sulle implicazioni morali e sopratutto religiose dell’utero in affitto.

Per i meno avvezzi, l’utero in affitto è quella prassi, comune in molti stati esteri, in cui una coppia che non può avere figli, fitta il sistema riproduttivo di una donatrice per un periodo di circa 9 mesi, ed affidando lei dello sperma di coppia (e del denaro) riceve in cambio un “creaturo” in carne ed ossa, di cui diventano per legge i genitori.

A questa prassi si oppongono molti religiosi cattolici, asserendo che questa pratica sia contraria al volere di Dio, tirato in ballo a sua insaputa in diverse occasioni del genere.

Di primo acchito abbiamo notato delle similitudini all’ANSA attribuita a Nostro Signore sulla contrarietà alla “stepchild adoption“, ovvero l’adozione da parte di un genitore del figlio naturale del compagno, sfatata dal fatto che un paio di migliaia di anni fa, proprio Dio, organizzò la stepchild adoption più celebre della storia, ovvero permise ad un falegname l’adozione di un bambino, figlio naturale (anzi sovrannaturale) di una donna all’anagrafe addirittura vergine, questo si svolgeva alla presenza di tre pluridecorati che portarono in dono oro, incenso e mirra.
Di questi fatti si trova narrazione nei “testi sacri” deputati a tracciare la linea di demarcazione tra il bene ed il male del mondo cattolico.

Per quanto riguarda l’utero in affitto, gira una bufala che per un evidente errore di stampa è stata riportata nel libro più baciato al mondo, con il maggior numero di copie vendute in assoluto e tradotto in tutte le lingue, anche quelle morte, che prende il nome di Bibbia.
Nell’antico testamento infatti, si narra di Rachele, moglie di Giacobbe che non poteva avere figli, che senza violare alcuna legge divina, fece utilizzare al marito l’utero della propria serva Bila. L’Antico Testamento riporta l’accaduto con la parafrasi “Così diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio“. Nel testo non sono citate le tecniche ginecologiche utilizzate.

Questo passaggio apre una serie di inquietanti quesiti e doverose osservazioni da fare. Alcuni esperti di religione Cristiana usano la prima parte della Bibbia (l’Antico Testamento) come una pennetta USB, la inseriscono e la rimuovono in funzione della presenza della Guardia di Finanza, accedendo ai file che parlano di un serpente che convinse una zoccola a farsi rubare una mela da un asino e smentendo invece testimonianze, ad esempio, sull’esistenza della prassi dell’utero in affitto.

Altri teologi sostengono che effettivamente non si poteva trattare di utero in affitto in quanto la schiava fosse di proprietà, quindi sarebbe stato più opportuno parlare di utero in leasing. Qualcuno sostiene che l’Antico Testamento sia stato modificato nel tempo, e che questi passaggi sarebbero poi stati successivamente emendati da qualche avo di Giovanardi.
Comunità religiose di più ampie vedute, invece, vedono in questo passaggio della Bibbia, uno spiraglio alla ammissione religiosa della prostituzione, dopo che il Tar di Gerusalemme ha ritenuto prescritti i reati imputati a Maria Maddalena, e visti gli atti prodotti da Giacobbe e Rachele sull’utero in affitto, la prostituzione potrebbe essere ricondotta ad un noleggio a breve termine dell’utero, legalizzando quindi quello che viene impropriamente ritenuto il mestiere più antico del mondo.

Anche in questo caso numerosi esperti biblici sono giunti alla conclusione che non è possibile che la prostituzione sia stato il mestiere più antico del mondo, affinché una prostituta possa ricevere soldi da un cliente, è necessario che questi abbia dei soldi, e visto che Dio cacciò Adamo dall’Eden (il più noto dei paradisi fiscali) dicendo che da quel momento si sarebbe dovuto trovare un lavoro (“tu uomo lavorerai con gran sudore” cit. Libro della Genesi e ripreso dal Jobs Act) è scontato che il mestiere più antico del mondo sia in realtà quello che si trovò Adamo per poi andare a puttana (Eva).

Inoltre, risulta dallo stato di famiglia, che Adamo ed Eva avessero due figli, tali Caino ed Abele, e che nonostante Adamo per due volte avesse pensato “speriamo che sia femmina“, questa non giunse. Considerando che Caino sterminò il 25% della popolazione terrestre uccidendo il fratello, la storia si complica e non poco. L’utero di Eva in quel caso non sarebbe stato in affitto ma normato dall’articolo 230 bis del codice civile, introdotto dall’art.89 della legge 19.5.1975, n.151 che regolamenta le prestazioni d’opera in impresa familiare, nella quale collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado, e che il familiare che presta in modo continuativo la sua opera abbia diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia. Ricordiamo che l’unico che doveva lavorare con sudore era Adamo, Caino non aveva una Playstation, Eva aveva il mantenimento ed Abele era morto. Fate voi che io mi sono perso.