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È scientifico, il Vesuvio oramai balza agli onori della cronaca soltanto in due periodi ben precisi dell’anno, al netto delle notizie futuristiche e catastrofiche che fanno sempre scalpore e soprattutto vendere tanti giornali, e nello specifico durante il periodo della gita tradizionale di pasquetta di cui dopo diremo, e nella bella stagione, quando gli incendi iniziano a divorarne gli spazi e l’immensa vegetazione. Quando si sente parlare di politiche pubbliche e azioni da intraprendere per lo sviluppo dei territori attigui al vulcano si accosta spesso il termine risorsa contrapposto a quello di rischio, ma dai fatti e dagli accadimenti degli ultimi anni sembra giusto l’opposto, il Vesuvio è diventato un peso, un problema da gestire, imbrigliato tra mille cavilli e vincoli e dall’immobilismo di una classe politica che lo ha completamente dimenticato e sottratto ai cittadini. Le condizioni in cui le pinete a ridosso del Vesuvio vengono ridotte durante la gita fuori porta della Pasquetta, prese per vere e proprie pattumiere a cielo aperto, e gli incendi estivi che puntualmente ogni anno si ripetono con puntualità svizzera, danno la giusta misura della mancanza totale di controllo, programmazione e gestione dell’area, senza considerare l’annoso problema d’inquinamento ambientale che si perpetua durante tutto l’anno: dagli svernamenti di materiale di ogni genere agli abusi edilizi. Di sicuro non sarà semplice gestire un territorio così vasto e trasversale che tocca numerosi Comuni ognuno con la sua autonomia e potere decisionale, ma è diabolico permettere che i reati vengano perpetuati con la stessa puntualità ogni anno, senza riuscire ad arginare minimamente il fenomeno, magari anche con gradualità e soprattutto provando a coinvolgere tutti gli attori interessati. Il Vesuvio non ha bisogno di gradi idee o sovrastrutture per diventare un vero e proprio polo turistico e attrattivo, in quanto le bellezze naturali straordinarie e uniche nel suo genere ne fanno un’attrazione distintiva, serve invece la volontà di svoltare definitivamente verso un modello basato sulla gestione diretta dei Comuni, con vincoli ben delineati e non solo paletti burocratici invalicabili, utili a creare quell’indotto che farebbe da volano turistico per tutta l’area interessate rendendo anche più vivibile l’intera fascia territoriale che ne fa da contorno.

Giacomo Mennella

Di Giacomo Mennella

L'ho immaginata come un'opportunità per partecipare attivamente alla vita sociale della mia città. Un modo per rielaborare il mio vissuto quotidiano, in un contesto sempre più complesso e preoccupante dove una web community ha il compito sopratutto di "stimolare le coscienze". La mia forza è sempre stata l'indipendenza e la voglia di ricercare forme di inclusione attraverso le quali creare partecipazione, tenendo sempre a mente l'obbiettivo finale da raggiungere: il miglioramento delle nostre attuali condizioni di vita partendo dalle piccole cose.

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